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ARTICOLO
REPORTAGES

INCONTRO CON UNA ARK

di Thabnken Aih’Haken

L’ARRIVO

La Kh’Arve Thi’En risponde velocemente ai miei comandi. Sebbene il preavviso sia stato men che minimo (solo 15 minuti), sono quasi a destinazione. Devo raggiungere il sistema null-sec stabilito per rendez-vous ed avvicinarmi ad una stazione in particolare. Il motivo? Semplice. La mia Fonte Anonima #4 (di recente aggiunta nel database) mi ha contatto, chiedendomi se fossi interessato a vedere una cosa, evidentemente, non si vede tutti i giorni. Che cosa? Anche questa risposta è semplice: una Ark. Avrò la possibilità di osservare da vicino questa Jump Freighter effettuare un salto cynosurale.

LA NAVE-FARO

Per giungere al sistema di destinazione la Kh’Arve Thi’En deve attivare il dispositivo di occultamento. Il sistema, infatti, è pericoloso. Ad attendermi, in orbita attorno alla stazione designata, una Atron, quella che, a tutti gli effetti, è una nave faro.

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Mentre la mia nave è occultata, utilizzo i droni-camera per effettuare delle riprese della Atron (il VLOG #2 lo trovate in fondo a questo Reportage). La Atron è una nave agile e veloce. Dalle dimensioni minuscole.

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La sua peculiarità? Quella di poter generare un beacon cynosurale. Un segnale così potente da essere rilevato ad anni luce di distanza, in un sistema remoto. Un sistema sicuro dove, da qualche parte, è attraccata, in attesa, una Ark.

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Come se fosse la cosa più semplice del mondo (e, probabilmente, per il pilota della Atron lo è anche) la nave che sto osservando inizia a produrre un campo cynosurale davvero potente. Lampi che squarciano l’oscurità dello spazio iniziano a farsi prepotentemente strada dallo scafo della nave verso l’esterno. La vista, quasi, è difficoltosa. E mentre cerco di mettere a fuoco meglio, per vedere ed osservare, dal nulla, attratta come una falena dalla luce, arriva l’Ark. Maestosa. Imponente. Devastante.

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LA ARK

La Ark è una delle poche navi da battaglia in grado di saltare grazie all’ausilio di campo cynosurale, in questo caso prodotto dalla Atron. A vederla, fa paura. Più di 2,5Km di lunghezza per un tonnellaggio spropositato. Resto senza fiato. Intimorito. Paralizzato. E le mie emozioni sembrano investire anche la mia nave. Devo farmi forza per non far indietreggiare la Kh’Arve Thi’En su un vettore di allontanamento.

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La Ark, questa Ark che ho davanti agli occhi, è una nave da trasposto che viaggia lungo rotte oscure. La sua presenza, qui, è solo temporanea. La sua destinazione è un altro sistema. Più lontano. Chissà dove. Da quanto mi ha detto la mia fonte, la nave ha un compito ben preciso. Riempire la propria stiva di rifornimenti militari da riportare nel sistema null-sec dal quale è giunta.

Non posso non restare affascinato da quanto vedo. La linea della Ark è elegante. Non appariscente. Silenziosa. Sembra scivolare lungo il suo vettore di allontanamento senza problemi. In men che non si dica entra in curvatura e sparisce dalla mia vista.

Quella che, invece, resta sul campo è la Atron. La nave faro, a quanto mi ha informato la mia fonte, dopo aver generato il campo cynosurale, resta come imbrigliata in queste forze elettromagnetiche per un totale di 10 minuti. Tatticamente parlando, questo è l’anello debole di questa catena.

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UN RIFORNIMENTO VELOCE

Dopo essere svanita a velocità di curvatura sotto i miei occhi, la mia fonte, al comando della Ark, mi contatta da qualche sistema limitrofo. I rifornimenti sono in corso e, se sarò abbastanza veloce da raggiungere la stazione dove ora si trova, potrò vedere la Ark saltare nuovamente grazie ad un campo cynosurale. Un altro campo. Differente dal primo.

Questo, ovviamente, perché l’intera operazione è coordinata da un altro pilota remoto che, a bordo di un’altra Atron, sta generando un altro bracon cynosurale, pronto a ricevere la Ark al suo rientro nel sistema null-sec. Un’operazione semplice e pulita, nella migliore delle tradizioni militaresche.

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UN ALTRO SALTO

La Kh’Arve Thi’En è in posizione, a motori spenti, pronta ad osservare con i suoi droni-camera, l’uscita dagli hangar della stazione della Ark. Sono momenti emozionanti e mentirei se, in questo momento, negassi che il mio cuore sta palpitando in petto. Riesco a sentirlo, comodamente adagiato nel mio gel bioneurale del pod.

La mia fonte mi contatta via radio. La Ark sta per uscire dagli hangar. Sfrutto il veloce collegamento neurale fra me e la Buzzard per guidare i droni-camera nel luogo più consono per riprenderla. E finalmente eccola, in tutta la sua grazia e bellezza, di fronte ai mie droni.

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I rifornimenti sono andati a buon fine. Questa nave trasporterà indietro, nei sistemi null-sec, un enorme quantitativo di armi e munizioni per la Corporazione. E le altre navi si doteranno di ogni ben di dio arrivato attraverso questo bestione marrone scuro che solca lo spazio come i vecchi velieri solcavano gli oceani.

Dal canto mio non posso fare altro che restare immobile a fissarla. Completamente rapito. E’ la prima volta che sento il cuore battermi nel petto al cospetto di una nave. E credo che, essendo la prima volta, mi porterò questo ricordo per molto tempo proprio nel mio cuore.

La Ark ferma i motori di colpo. Velocemente decelera, fino a fermarmi. So che è il momento. So che da un attimo all’altro svanirà avvolta da un agglomerato di lampi e fulmini nello spazio. Ma è davvero questione di un attimo. Il tempo di un pensiero. Perchè l’attimo dopo non esiste già più. E’ svanita. Lontano anni luce.

Resto solo io, questa volta, accanto alla stazione. E resto in questa posizione per un po’, assaporando il momento, conscio di aver vissuto sulla mia pelle un’esperienza davvero unica e, forse, irripetibile. Quella Ark è svanita, sotto i miei occhi, spinta da quei colossali motori in grado di percorrere un campo cynosurale. Il vuoto dello spazio è troppo grande per essere colmato ed io non posso fare altro che tornare a casa.

IL VLOG

Questa volta il mio reportage contiene anche una testimonianza video di quanto accaduto. Qui sotto, dunque, trovare il VLOG di questa magnifica esperienza. Spero che possa essere utile per comprendere al meglio cosa realmente è accaduto questa sera.

DI NUOVO A CASA

La Kh’Arve Thi’En è di nuovo ancorata alla stazione di partenza e, questa volta, il raggiungere l’alloggio del capitano ha un gusto dolce. Il gusto delle emozioni provate e della velocità con cui il tutto si è svolto, sotto i miei occhi. Sono grato alla mia fonte per questa opportunità, arrivata in un attimo e in un attimo consumata.

Prima che io possa effettuare un altro salto nel mio Jump Clone e tornare alla Thaj’Ara passeranno almeno altre 20 ore. Ho tutto il tempo per assimilare questa mia missione e scrivere questo reportage. Sì, credo proprio che farò così.

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