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ARTICOLO
REPORTAGES

UN GIORNO IN NULL-SEC

di Thabnken Aih’Haken

INTRODUZIONE

Il Ranag’Harr risponde bene alla mia interconnessione mentale. Come non potrebbe, d’altronde? Gli shuttle Amarriani sono ottime macchine. Flessibili. Veloci. Scivolano velocemente all’interno di un nucleo di curvatura silenziosi. Ogni volta che ne piloto uno non posso fare a meno di restare, comunque, incredibilmente colpito dalla loro forma e grazia.

Ogni volta. Ma non questa. Questa volta è diverso. Sono a bordo di questo shuttle per un motivo ben preciso: sto andando all’incontro con la mia fonte per il primo, vero, rendez-vous con capsulati che operano in sistemi null-sec e capire chi sono, come operano e, soprattutto, come vivono in quelle regioni di spazio così remote.

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L’incontro con la mia fonte è sicuro. Lo aspetto su una stazione. Quando si fa vivo, le cose iniziano a mettersi in moto. Velocemente, senza perdere ulteriore tempo, sganciamo le nostre rispettive navi dalle morse di attracco e lasciamo il molo. Cedo i comandi di volo in remoto alla mia fonte.

L’ARRIVO IN NULL-SEC

Sarà la mia fonte a guidarmi. Siamo diretti verso il primo stargate. Poi ad un altro. Ed un altro. Fino ad arrivare là. Fino ad arrivare nel sistema null-sec che quel capsulato e altri suo compagni di Corporazione, gestiscono direttamente. Dove trovo, di fronte a me, una grande stazione orbitale, dall’aspetto non troppo amichevole.

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Mi permettono di entrare oltre i cancelli della stazione e di dockare senza problemi. E, subito, respiro un’aria diversa. E con una semplice informazione mi danno l’idea di quanto queste regioni possano essere pericolose. Per permettermi di essere lì, ora, in questo preciso momento, infatti, circa 20 capsulati, sparsi nella regione, stanno lavorando per garantire la mia incolumità. Con operazioni preventive di scansione di potenziali pericoli.

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Sono accolto con molta benevolenza dai capsulati di questa stazione. E ricevo subito, come prima cosa, diversi doni. Vino speziato, dei soldi, strumentazione varia, cimeli antichi e non e, soprattutto, mi autorizzano ad imbarcare delle persone: danzatrici esotiche, dei turisti interessati a tornare nei sistemi high-sec e dei militari. Anche un custode, Thaled Fassayr, ed una ragazza che vuol cambiare vita, Kele Nasau.

Io accetto tutto, ovviamente. Farò il sunto e la conta più tardi, con calma. Una volta tornato a casa. Mi guardo attorno: la stazione è grande e maestosa e vengono i brividi al solo pensiero di quanti ISK servano per costruire tutto questo. Si perchè se all’interno sembra grande è, però, all’esterno che questa stazione mostra i muscoli e la sua vera grandezza e possenza.

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INIZIA L’ESPLORAZIONE

Dopo un giro di ricognizione attorno alla stazione e lasciando di nuovo i comandi di volo alla mia fonte, il Ranag’Harr e le altre navi raggiungono un complesso automatizzato di estrazione e di raccolta di materiali, efficacemente protetto da sentinelle armate, pesanti torrette di guardia ed uno scudo di proporzioni mastodontiche.

Ovviamente, sempre per la mia incolumità, ogni sistema di difesa di questo complesso industriale è stato disattivato oppure il mio shuttle, ed io con esso, sarebbe esploso nel giro di qualche frazione di secondo.

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Mi spiegano che questo complesso industriale lavora alacremente, ogni giorno, grazie a trivelle di raccolta automatiche che puntano in direzione delle lune poco distanti. Queste trivelle raccolgono il materiale senza sosta. Lo stesso materiale grezzo che, poi, sarà raffinato, processato ed utilizzato come materia prima per la costruzioni di flotte e strutture.

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Ovviamente, queste trivelle orbitanti sono regolarmente svuotate ed il loro contenuto è ovviamente deposto in particolari strutture di questo agglomerato industriale, che stocca il materiale raccolto in attesa di raffinazione.

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E’ incredibile. Mi trovo a poche decine di kilometri da queste immense strutture e non riesco a non pensare alle minacciose strutture di difesa, ora docili, che mi guardano comunque, con occhi minacciosi, anche se un po’ appannati.

Se anche solo un colpo partisse da queste super torrette mi risveglierei istantaneamente dentro un altro clone. Garantito. Deglustisco, pensando alla cosa e ringraziando la mia fonte per cura messa nel preservare la mia indennità.

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WORMHOLE

Altro giro, altra corsa. Le cose da vedere sono innumerevoli ed è meglio non indugiare troppo attorno a queste stazioni di raccolta. E’ necessario, infatti, riattivare i sistemi difensivi e ricominciare a sparare, in caso di necessità. Meglio allontanarsi, dunque. Cedo nuovamente i comandi e raggiungiamo un wormhole. Maestoso.

Grandioso. E’ sempre interessante poter vedere da vicino queste meraviglie della natura. Ammetto di essermi perso la spiegazione delle sue peculiarità. Mi riprometto di farmele rispiegare. Ma sono così rapito da non capire molto, in questo momento.

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Ma il bello, ovviamente, deve ancora arrivare. Ed è così che, perdendomi ancora in qualche attimo di ammirazione verso quel meraviglioso wormhole, mi informano che, se voglio, posso dare un’occhiata ravvicinata ad uno degli Hub di Controllo di questo sistema. Ovviamente loro.

E’ impossibile rispondere negativamente ad una cosa del genere quindi, in accordo con la piccola flotta che, ormai, si è creata nelle mie vicinanza, rilascio i comandi del Ranag’Harr e procediamo in direzione dell’Hub.

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L’HUB DI CONTROLLO

Giungere all’Hub di controllo è qualcosa di spiazzante. Resto allibito, alla prima e alla seconda vista di quel mostruoso complesso orbitante. L’Hub, mi spiegano, è adibito principalente per controllare i wormholes ed installare degli upgrade necessari per affrontare i siti pirata. Una sorta di centrale operativa della Corporazione in quel sistema null-sec. Per quanto mi sforzi non riesco a non pensare alle dimensioni di quella gigantesca struttura al cui paragone il Ranag’Harr sembra un moscerino.

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Decido di sorvolare l’intera struttura, proprio per rendermi conto delle dimensioni dell’Hub. Ovviamente, ciò che sto vedendo è stato costruito completamente dalla Corporazione ed è gestito interamente da essa. Centinaia di migliaia di operazioni sono gestite in questo Hub e tutto è subordinato al controllo dei membri di questa Corporazione.

Raggiungo un sistema di antenne di trasmissione mi avvicino il più possibile. E resto di sasso quando vedo che solo la più piccola parabola, ormai distante da me solo qualche decina di metri, è più grande del Ranag’Harr stesso. Eccezionale.

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Attenzione: C’è qualcosa che non va. Nella statica delle comunicazioni radio qualcuno si inserisce e avverte che, lontano da qui, c’è una battaglia in corso. Un brivido mi corre lungo la schiena, nonostante sia immerso nel caldo gel bioneurale del POD. Una battaglia? Il primo istinto è quello di allontanarmi e chiedere di tornare in high-sec eppure qualcosa, dentro di me, brucia alla voglia di poter vedere ciò che succede.

Sembra che la battaglia stia occorrendo attorno ad una formazione rocciosa fluttuante e che alcune forze della Corporazione siano impegnate contro dei fighters della Sansha. Un’altra voce si inserisce nel canale di comunicazione. E’ quella della mia fonte che, da quando mi trovo lì, in pratica è diventata la mia ombra.

Mi chiede se voglio presenziare, da una posizione sicura, alla battaglia. Deglutisco. Ma accetto. Come posso tirarmi indietro? Mentre la nostra piccola flotta si raduna e si prepara ad attivare i motori a curvatura ed io rilascio nuovamente i comandi del Ranag’Harr al Fleet leader, ho tempo per un’ultima foto all’Hub, ormai lontano. Ed anche da qui le sue dimensioni sono più che notevoli.

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La nostra flotta attiva i nuclei di curvatura e si lancia verso il campo di battaglia. In quei pochi istanti di viaggio sento il cuore aumentare i battiti. l’AI del Ranag’Harr sembra notarlo e compensa liberando nel gel bioneurale qualche sostanza per riportare la mia lucidità a livelli nominali. Sono emozionato e nonostante il mio shuttle mi stia leggermente drogando riesco ad essere abbastanza lucido da godere del momento.

So che quando la bolla di curvatura svanirà ci ritroveremo catapultati all’interno di una zona calda ma non vedo l’ora. In questo momento, questo particolare è più importante di me, del Ranag’Harr e della buona riuscita di questo reportage. Voglio vedere. Voglio solo vedere che succede.

LA BATTAGLIA

Quello che ci si presenta di fronte, arrivati a destinazione, è uno sfolgorante e vigoroso sfrecciare di armi a raggi di vari colori e di varia natura che solcano lo spazio come fossero dei dardi infuocati scagliati da potenti archi. E’ tutto così magnifico ed imponente. Sullo fondo, in lontananza, riesco a vedere una costruzione Caldari. Ne sono sicuro. Ma vedo anche quella formazione megalitica fluttuante, immersa in una nebulosa rossastra. Così questo è il campo di battaglia. Questo è la regione di spazio dove, ne sono certo, la Corporazione avrà la meglio sui fighters Sansha.

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Con una manovra veloce porto i miei droni-camera a zoomare sopra di me, aumentando il fattore di zoom e centrando l’obiettivo sulle due navi della Corporazione che si trovano sotto di me. E resta di sasso. Sono enormi. Ma, soprattutto, sono potentissime. Si tratta di una Scorpion, di manifattura Caldari e di una magnificente, possente Apocalypse. 1550 metri di lunghezza lungo l’asse ed una potenza di fuoco davvero notevole. Entrambe le navi stanno cercando di abbattere i fighter Sansha

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Mentre ruoto i miei droni-camera per osservare meglio la battaglia mi domando se queste due navi siano in grado di eliminare la minaccia Sansha. Mi basta osservare, per pochi secondi, la mole di colpi che sono inflitti agli avversari per capire che la risposta è assolutamente sì. Le decine di raggi che vengono proiettati nello spazio, di diversi colori a seconda delle frequenze della luce, colpiscono senza sosta quei bastardi così come i missili a lunga gittata che, uno dopo l’altro, li distruggono e li fanno esplodere miseramente. E’ elettrizzante trovarsi al cospetto di queste due potenze navali.

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Ruoto di nuovo i droni-camera e li porto ad osservare l’Apocalypse. L’intero suo scafo riluce di una particolare luce ambrata. Segno che alcuni dei sistemi della nave sono in piena funzione e stanno ostacolando gli attacchi avversari. E non posso non fermarmi ad osservare, portando il mio shuttle su una linea visiva migliore, i grandissimi fasci viola che dipartono dalle bocche di fuoco di babordo. Sono senza parole. Questa nave si trova a pochissima distanza da me e non posso fare altro che ammirarla. Sono sconcertato dalla sua bellezza e dalla sua potenza. Davvero sconcertato.

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Decido di spostarmi. Voglio vederla bene, questa nave. Così, mentre porto il Ranag’Harr in una posizione più favorevole, i droni-camera si posizionano sulla fiancata di tribordo e riesco così a vedere l’Apocalypse perfettamente allineata a me. Uno spettacolo unico. Questa battleship ha una massa di 97,100,00 kg ed i suoi sistemi sono in grado di generare un output di 20,5000 MW. E a giudicare dalla potenza di fuoco che sta generando sotto i miei occhi, in coppia con la Scorpion poco sopra di lei, credo che questa battaglia terminerà ben presto.

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La Scorpion. Già. E’ vero. Credo di non averle ancora reso giustizia. Questa bellezza di origine Caldari è una vera e propria forza devastante e, infatti, non appena i miei droni-camera la inquadrano, essa si mostra in tutta la sua grande possenza. Una nave forte. Resistente. Con una massa di 103,600,00 kg ed una potenza energetica di 9,000 MW per 828 metri di lunghezza. Una degna alleata dell’Apocalypse, a quanto pare.

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Mentre la battaglia infuria decido di approfondire la conoscenza con questi attuali nemici della Corporazione. I figther Sansha. La storia ci racconta che la cosiddetta Nazione Sansha fu fondata oltre un secolo fa da un certo Sansha, un magnate Caldari che si era ricavato un angolino di spazio tutto per sè. Cercò di creare uno stato utopico. La sua visione ed il suo charm attirarono migliaia di persone e, per un determinato periodo, la Nazione prosperò.

Ma Sansha cambiò. Deviò dalla sua natura originaria. Iniziò a fare esperimenti, combinando la tecnologia delle capsule con la mente umana creando, in pratica, degli zombie, creature dalla mente micidiale e diabolica, in grado di ragionare come dei computer ma con ancora presente l’innocenza umana.

Quando questa mostruosità venne alla luce, Sansha fu condannato e forze speciali da ogni parte dei grandi Imperi si unirono per abbattere la sua forza. I suoi “veri” servitori furono decimati, sparsi agli angoli più remoti dello spazio conosciuto. Alcune presenza resistono ancora, nelle regioni più lontane ma, sostanzialmente, la grande Nazione, ora, è ridotta ad un gruppo di piccole gang di pirati e qualche reietto.

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Una voce risuona nel canale radio. E’ la mia fonte. Mi dice che, per la mia sicurezza e incolumità e meglio ritornare alla loro stazione. Dando un ultimo sguardo al campo di battaglia, non posso che concordare con lui. Meglio levare le tende. E’ ora di tornare indietro. Ma ancora non sapevo cosa mi sarebbe aspettato, una volta giunto a destinazione. Una cosa impensata. Una cosa sensazionale che mi ha riempito il cuore di gioia e mi ha fatto provare affetto, sincero affetto verso quei capsulati che, quotidianamente, rischiano la loro vita e i loro possedimenti per operare in null-sec.

FUOCHI D’ARTIFICIO

Al mio arrivo alla stazione, infatti, ho subito capito che c’era qualcosa di strano in corso. I sensori di prossimità del Ranag’Harr mi hanno indicato che lo shuttle è stato messo sotto tiro. Subito non ho capito il perchè io fossi sotto tiro. L’ho capito subito dopo quando la voce amichevole e gentile della mia fonte mi ha detto di “godermi lo spettacolo”.

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Dalla sua nave sono partiti una serie di missili pirotecnici che hanno investito l’intera zona circostante il Ranag’Harr. Decine e decine di fuochi d’artificio, insomma. Per celebrare la mia presenza là, con loro. Come può qualcuno non provare gioia e affetto nei confronti di chi, con tanto entusiasmo, si prodiga per mettere in scena tutto questo?

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Il Ranag’Harr è stato letteralmente avvolto dai fuochi d’artificio. La gratitudine, a questo punto, nei confronti di questi ragazzi, è massima. Mai avrei pensato, iniziando le mie esplorazioni in New Eden, di raggiungere luoghi di questo tipo e avere la possibilità di vedere con i miei occhi queste cose. Eppure ora sono qui e loro mi stanno celebrando. Se non è amicizia questa, non so come altro definirla. Ma i festeggiamenti, però, sono solo la punta dell’iceberg.

L’AIR SHOW

Scopro subito ciò che sta per accadere quando un’altra voce sul canale radio mi dice di virare e di allinearmi con la rampa di lancio della stazione. E prima ancora di poter chiedere il motivo di tale richiesta, i droni-camera mi permettono di intravedere la più incredibile manifestazione di potenza bellica cui io abbia mai presenziato. Era appena iniziata la sfilata delle bellezze.

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Uscite una dopo l’altra dalla stazione, un’altra Apocalypse ed un’altra Scorpion si sono mostrare di fronte ai miei occhi, questa volta senza l’incedere pericoloso della battaglia precedente. E così sono mostrate in tutta la loro magnificenza ed in tutta la loro potenza.

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Al loro confronto il Ranag’Harr sembra solo un insetto. Ma è un insetto veloce, al confronto, e per questo mi sono potuto portare senza problemi al loro fianco per catturare l’essenza di quello che, a tutti gli effetti, si è appena trasformato in un air show. Una dimostrazione di combattimento simulato fra le due navi.

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Vedere queste due navi spararsi contro l’un l’altra è qualcosa di strano. Ovviamente i colpi sparati sono limitati in potenza e precisione ma lo spettacolo è più che notevole. Assolutamente inebriante.

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Ho fatto volare il Ranag’Harr in alcune orbite ellittiche attorno alle due navi, così da poter osservarle meglio. Sono sincero quando dico che i colpi scambiati erano reali e che quello show è qualcosa di davvero incredibile. Ma se da un lato l’Apocalypse ha dato prova di avere ottime armi a raggi, la Scorpion non è stata da meno con i suoi razzi a media e lunga gittata, sparati con forza lungo direttrici invisibili contro il bersaglio simulato, lasciando una scia fumogena davvero suggestiva.

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Lo ammetto: sono entusiasta. Vorrei che questo spettacolo non finisse mai. Sono cose che non capitano tutti i giorni e, sicuramente, non capitano a me, semplice esploratore spiantato. Eppure ora sono qui, al cospetto di due giganti che si affrontano in una sorta di danza rituale bellica dal sapore molto, molto dolce.

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Ma non è ancora finita. Nossignore. Lo spettacolo, a quanto pare, deve ancora cominciare. E lo capisco immediatamente, non appena i droni-camera puntano la Scorpion che, d’un tratto, attiva un qualche sistema di bordo e svanisce poco dopo, nello stupore generale.

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Nemmeno il tempo di voltare le camere e di zoomare sull’Apocalypse che anche questa svanisce in un lampo. Che succede? I sensori non rilevano nulla di anomalo. Non credo che siano partite in battaglia. No, qualcos’altro dev’esserci sotto. Chiedo una qualsiasi tipo di conferma alla mia fonte, divertita dal mio tono stupito.

SCENDONO IN CAMPO I PESI MASSIMI

La riposta che ricevo, via radio, però, è tanto semplice quanto spiazzante. mi chiede di guardare bene di fronte a me e di posizionare altrettanto bene i droni-camera. Qualcosa sta per uscire dalla stazione. La sua voce si fa sempre più divertita. Inizia la seconda parte dello show.

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Una Revelation. Classe Dreadnought. Immensa. Devastante. Titanica. Ma bellissima. 3,280 metri di lunghezza per una massa spropositata di 1,237,500,00 kg ed una potenza erogata di 650,000 MW. Questa nave inconcepibile è appena uscita dagli enormi hangar della stazione corporativa, silenziosa e delicata, fermandosi a pochi kilometri da essa. Resto senza fiato. All’inizio non mi capacito di quello che sto guardando e mi occorrono almeno tre controlli sui sensori di bordo per appurare che non sto sognando.

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Eppure è qui, davanti ai miei occhi. Questo show diventa sempre più interessante ma anche pauroso. Le dimensioni mi hanno sempre fatto uno strano effetto e vedere questa nave di poco meno di tre kilometri e mezzo venirmi incontro, anche se silenziosa e suadente, fa sicuramente strano.

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Mentre mi avvicino con una manovra veloce per poterla osservare meglio qualcuno, via radio, mi dice di osservare bene quelle tre gigantesche bocche da fuoco. Ah. Sono bocche da fuoco, quelle? E’ disorientante, se si pensa che una solo di quelle è grande un quarto dell’Apocalypse, quasi.

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Ormai l’air show si è trasformato in un vero e proprio evento. Diverse navi prendono parte a questa dimostrazione di forza bellica della Corporazione ed io, nel mio piccolo shuttle, mi sento come una foglia mossa dalle grandi correnti di vento spaziale che vortica attorno a questi immensi capolavori della tecnologia moderna. Ad un tratto, poi, compare anche lei, la Archon. E a quel punto, il mio cuore ha perso un battito.

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La Archon: 3,175 metri di lunghezza per una massa di 1,113,750,00 kg ed una potenza disponibile di 750,000 MW. Un capolavoro dell’Impero Amarr, non c’è che dire. Una super portaerei in grado di trasportare decine di caccia all’interno della sua pancia e di lanciarli in pochissimo tempo con le sue catapulte magnetiche nel pieno della battaglia.

E a giudicare da quello che leggono i miei sensori a corto raggio, qualcuno di questi caccia è appena stato lanciato, giusto per permettermi di vederlo in azione. Ed è disarmante notare quanto sono grandi questi caccia. Sono relativamente immensi.

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Come si può notare dalla foto sopra, io sono quello nello shuttle minuscolo, in basso a sinistra, praticamente inesistente di fronte a tanta mole mostrata con muscolosità ma in piena amicizia. Io non so che dire. Vorrei dire qualcosa, sul canale radio della nostra flotta improvvisata ma tutto quello cui riesco a pensare è solo eterna, profonda gratitudine per questa occasione che mi è stata data e le mie labbra spiaccicano qualche parola confusa. Altri navi si sono ancora aggiunta allo show, prima che tutte quante, dopo aver fatto ancora un giro di esibizione, ritornino all’interno degli enormi hangar della stazione.

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Io, nel mio minuscolo shuttle, non posso fare altro che restare immobile e silenzioso, vedendo sfilare un’ultima volta quelle navi che, quotidianamente, sono impegnate in battaglie e scontri sanguinosi e che, invece, ora sono docili come animali da compagnia. L’emozione è tanta e non posso fare altro che ringraziare tutti i capsulati che hanno partecipato a questo straordinario evento, organizzato solo per me.

LA FINE DEL VIAGGIO

Tutte le cose belle, prima o poi, finiscono. E quando succede, restana due sapori in bocca, decisamente contrastanti. Il sapore dolce di quanto è appena accaduto e di quanto goduto assieme a persone straordinarie e il gusto amaro della tristezza per quello che mi sto lasciando alle spalle. Il Ranag’Harr è in rotta verso il primo sistema high-sec disponibile. Sto letteralmente tornando sotto la giurisdizione del CONCORD e questo, si fatto, chiude definitivamente la mia esperienza in questi sistemi null-sec.

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Voglio provare a definire bene qual è il perimetro della mia esperienza vissuta oggi. I confini entro i quali posso fare mia questa straordinaria avventura. Ciò che ho vissuto è, senza dubbio, l’esperienza più straordinaria in New Eden da quando la mia vita come esploratore, e come capsulato, è iniziata. Ho conosciuto persone eccezionali che, quotidianamente, mettono a rischio i loro averi e la vita di migliaia di persone di equipaggio per portare a termine i loro scopi. Persone straordinarie che hanno organizzato questo tour per me, dispiegando diverse forze in campo solo per garantire la mia incolumità.

E questa è una cosa che non dimenticherò mai. Ho parlato con loro. Li ho conosciuti. Alcuni sono ex pirati, altri sono persone totalmente differenti, sempre pronti a darti un suggerimento o, cosa più importante, una loro visione della vita in New Eden e nei sistemi null-sec. Molti non tornerebbero mai indietro nei low-sec e quasi nessuno lo farebbe negli high-sec. No. Hanno un loro equilibrio là, in quei sistemi sotto il loro controllo. C’è chi dice, fra loro, che esiste una sostanziale differenza., che il nemico lo conosci bene solo in 0.0. Sai chi è. Che faccia ha. Mentre negli altri sistemi vige una meno sostanziale definizione.

C’è anche chi, poi, è in null-sec per far soldi con l’industria, come ho potuto vedere di persone osservando le trivelle spaziali. La loro industria produce navi Capital. E funziona bene. Diavolo se funziona bene. E’ una macchina perfettamente oliata. E c’è chi sfrutta i null-sec per fare i soldi con le tagli poste dal DED. Un lavoro vale l’altro, a quanto pare e per quanto mi riguarda posso dire con certezza che il freddo e solitario spazio cui sono solitamente abituato in high-sec, oggi, grazie a questi capsulati, mi è sembrato molto più caldo e vivo.

Ricco di emozioni e di solidarietà. Forse è una solidarietà cui i capsulati che vivono in high-sec non sono abituati. Perchè là non ci sono pericoli. Non devi mettere i tuoi averi, la tua vita e quella del tuo equipaggio nelle mani di altri capsulati per evitare di esplodere sotto i colpi dei pirati o di altre Corporazioni. No, negli high-sec vige un approccio diverso. Più cattivo. Qui, invece, all’interno della Corporazione, si è tutti come fratelli.

E’ una sensazione importante, forse la più importante che mi voglio portare dietro, a bordo del mio shuttle. E con questa sensazione ancora in corpo rivolgo i droni-camera alle mie spalle e saluto, un’ultima volta, tutti loro.

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